I tassisti napoletani chiedono una politica di settore

Sono 2.376 i tassisti che operano in città nelle 24 ore. I turni in media sono di dieci ore al giorno, con un giorno di riposo settimanale. Ma il tempo effettivo di lavoro con tassametro inserito è stimato per eccesso in circa tre ore giornaliere. Tanti e spesso inutili chilometri effettuati ogni giorno, con il tassametro a “libero” per cercare un posteggio ove ci sono pochi taxi in attesa, o con la speranza di poter noleggiare con la classica alzata di mano da parte del cliente.

Con una velocità commerciale calcolata in 9 km all’ora – una media penalizzata pesantemente dalle condizioni difficili del traffico – il taxi a Napoli non è concorrenziale, tanto che spesso arriva insieme al bus e dopo il tram. Alle tradizionali e ormai storiche problematiche a cui la categoria si è assuefatta – come il traffico, cortei e manifestazioni giornaliere, numerosi cantieri, poche corsie preferenziali spesso intasate da vetture private – negli ultimi vent’anni si è aggiunta la scarsa o quasi inesistente attenzione prestata dalle varie amministrazioni che si sono succedute, alle politiche di sviluppo a favore della mobilità e, in particolare, del servizio taxi in città.

A tutto questo, si aggiunge un ulteriore problema, rappresentato da una domanda sempre più debole a fronte di un’offerta già di per sé molto sovradimensionata, conseguenza di campagne elettorali fatte di promesse legate a nuovi posti di lavoro poi recuperati anche nell’indotto taxi attraverso il rilascio di ulteriori licenze. Di qui un tributo molto alto per la categoria, che, già con il miglioramento del servizio pubblico di linea e la nuova metropolitana, aveva visto ridurre i propri incassi.

Altro fenomeno dilagante e incontrollato è rappresentato dagli abusivi totali, ossia i soggetti che, con una vettura privata e senza alcuna licenza o autorizzazione, si mescolano ai taxi di altri comuni in cerca di clienti da salassare. Vi sono, poi, i problemi derivanti da un’assenza di normativa del settore, con aziende, come esercizi pubblici e sale bingo, che organizzano, ad esempio, le cosiddette “vetture di cortesia”. Per una definizione di una regolamentazione del settore, nella direzione della difesa dei principi della territorialità e degli altri fenomeni distorsivi della concorrenza, siamo quindi impegnati a collaborare alla modifica della legge 21 del 1992, per meglio: chiediamo un argine subito a queste situazioni, una politica volta a riqualificare e poi sviluppare il servizio taxi in città, per scongiurare il rischio di trovarci di fronte a quel fallimento della categoria sempre più concreto.

Dire che i tassisti sono sull’orlo del fallimento non è retorica, né polemica qualunquista: è, invece, il risultato concerto di una verifica che tiene conto dei costi fissi e variabili di gestione, non più sostenibili con gli incassi attuali. Intendiamo mettere in campo tutte le forze e le idee valide, che possano contribuire ad avviare un confronto con i rappresentanti politici interessati a una categoria di lavoratori che svolge un servizio di pubblica utilità, biglietto da visita di una città che dovrà necessariamente rialzare la testa, riconquistare una dignità perduta e ripartire alla grande, visto anche gli eventi futuri, già scadenzati e che dovrebbero portare qualche milione di visitatori. a cui noi dovremmo aprire le braccia.

Pur essendo consapevoli che recuperare il tempo perduto, rimettere in moto certi meccanismi e riavviare ingranaggi inceppati da anni non è cosa semplice, noi vogliamo fare la nostra parte, riteniamo di avere idee chiare e tanta buona volontà. Siamo pronti al dialogo, ma solo con chi vuole far seguire azioni concrete alle parole. Rimbocchiamoci le maniche e sosteniamo progetti politici concreti, senza lasciarci condizionare da chi promette in campagna elettorale e dimentica una volta al potere. 2.376 operatori dovranno essere degnamente rappresentati nel “Palazzo”. Questa volta, da qualcuno che parcheggiando il proprio taxi nell’area destinata ai consiglieri, ogni giorno testimonia non solo con la presenza ma con l’impegno, un concreto interesse verso la categoria, l’indotto e i fruitori del servizio.

Salvatore Augusto